Pablo Gonzales 的个人资料Il pittore della gente照片日志列表更多 工具 帮助

日志


10月28日

L'istinto e l'intelligenza

 L'istinto e l'intelligenza sono sostituiti dal falso sapere e dalla scienza: quello che abbiamo  guadagnato da un lato, l'abbiamo perduto dall'altro. Si è confuso standardizzazione e civiltà. 

Parlano di pittura in un gergo scientifico e imbecille.

10月24日

IL SOGNO NON LI ABITA PIU'

A Parigi alla fine dell'800, i pittori amavano vivere del loro mestiere facendo ritratti che ora si trovano nei musei di provincia o nei saloni delle vecchie famiglie.
Avevano ricevuto consigli e imparato il mestiere alla scuola del maestro: David, Délacroix, Ingres.
Erano buoni allievi, sapevano preparare i fondi, disegnare la testa del Conte, il viso della moglie del borghese arricchito.
I clienti erano soddisfatti della somiglianza.
Questi pittori non avevano genio, ma sapevano dipingere; popolavano i loro paesaggi di ninfe, si servivano dei ruderi romani per dare alla scena un aspetto classico e magniloquente.
Marcel Proust idealizzava Odette Swann poeticamente e la sua immaginazione trasforma il pezzetto di giardino del pré catalan in Paradou.
Con tre in un piatto, Paul Cézanne introduce nel suo soggetto tutto un mondo di emozioni.
Quanto umano e quanta vita in questo semplice soggetto.
Gli uomini che popolano il mondo attuale sono infelici; raggiungono obbiettivamente i loro desideri agendo unicamente in vista di vantaggi materiali.
Il sogno non li abita più. 
10月23日

Guardo la vallata

Guardo la vallata, i boschi... Sulla strada vedo i bambini che tornano dalla scuola; mattina e sera fanno due chilometri per diventare cittadini coscienti e organizzati.
All'età di sei anni, per imparare a leggere dovevo attraversare un boschetto di querce dove, al mio avvicinarsi, le serpi e le vipere frusciavano tra le piante.    Il ricordo di questo bosco è sempre restato vivo in me e anche ora mi appare pieno di mistero e di pericoli.
Quando da bambino leggevo nei romanzi di Fenimore Cooper storie di viaggi dove branchi di lupi uscivano dai boschi coperti di neve per attaccare i cavalli della diligenza o in cani dei traino, era sempre nel bosco di querce che attraversavo mattino e sera andando e ritornando dalla scuola, che accadevano gli episodi più appassionanti e i momenti più drammatici.
D'estate e d'inverno, ho dipinto spesso i boschi. Ma credo di non essere mai riuscito a dare la drammatica e tragica impressione che produceva in me il bosco della mia infanzia
10月19日

Pablo Gonzales alla Sala Anselmi di Viterbo

Non è un capitano di ventura spagnolo il nostro Pablo Gonzales, approdato nella nostra terra per issare dal suolo il vessillo di conquista con il beneplacito Vaticano coperto dalla seicentesca corazza luminescentee con l'elmo piumato dai mille colori e... a Viterbo non c'è mare dove approdare. Tuttavia una conquista ci sembra di vederla attraverso l'opera smagliante di questo autore silenzioso che si compenetra nel lavoro alla ricerca di un terreno già conquistato dagli inizi degli anni '60, quando la sua attività artistica si svolgeva a Milano e Siviglia.
Oggi che dal suo eremo del Viterbese il suo capoluogo di Provincia gli dedica una antologica nella Sala Anselmi, grandiosa nella sua architettura tardomedievale, sovviene in lui la stessa fierezza del conquistatore appoggiato all'elsa della sua grande spada, a riconoscimento di una sua pervicace ricerca verso la naturale espressione della sua arte.
Una elaborazione scientifica dello ''strato'' dal quale emerge il volto con interventi grafici ad inchiostro che ne esaltano la luminosità, tra la dolcezza di un Giorgione e l'irruenza di un ultimo Caravaggio.
Un concretizzazione del ''vero'' la sua, in risposta a un dichiarato odio verso l'astrattismo dal quale viene talvolta ossessionato.
Ecco due esempi di epitaffio sulla tomba dell'Astrattismo rilevati sul suo ''Notiziario dell'ANPES''. Il primo: ''Questa mania degli artisti d'oggi per l'astrazione, questo orrore per là realtà mi sanno anche di comoda scappatoia, favorita dalla tanto maggiore facilità che offre la tecnica d'oggi''.
E il secondo: ''A parte rare eccezioni, gli astrattisti mi ricordano molto quei compositori mancati che si sono rassegnati a maestri di pianoforte''... (Per quel che mi riguarda, mi auguro di appartenere a quelle rare eccezioni n.d.a.): come a dire che gli astrattisti sono falliti in partenza. Da qui si evince quanto il figurativo sia un fatto profondamente interiore, profondamente sentito, da entrare in collisione continua anche con la ''realta'' che lo circonda, perchè il suo figurativo è l'espressione massima del raggiungimento e del suo impulso in una simbiotica pulsazione dando eccezionali risultati di superficie, pari a note astrazzioni che si dicono polimateriche restando in un espresionismo dagli occhi vivaci intenti ad assorbire valenze cromatiche di eccezionale purezza.
 
Gianfranco Mascelli
critico d'arte
10月15日

Vivo in campagna

Vivo in piena campagna da quasi sette anni.
Quale grandezza nella solitudine!
A quanta sincerità ci costringe!
Grazie a lei si capisce o piuttosto si sentono
più profondamente i valori veri,
l'essenziale della vita e la pace intima.
La solitudine è la più grande verità di questo mondo e fa paura.
Tuttavia per soffrire e per morire si è sempre soli.
Tutto sommato, i piaceri della vita sociale sono piaceri
di un mondo invecchiato
e sciupato al quale la vita semplice non basta più.
Mi sento molto più vicino all'umanità con un contadino che
con qualsiasi rappresentante della classe privilegiata.
Un campo di grano mi dà sempre una profonda emozione.
A dieci anni non avevo ancora visto un campo di grano.
I miei genitori abitavano alla periferia di Roma.
Da ragazzo non mi lasciavano andare in campagna.
Insomma, non conoscevo niente della campagna;
conoscevo solo il giardino all'inglese,
con i fiori in mezzo e i giacinti o i garofani ai bordi.        
Il giorno che per la prima volta vidi un campo di grano,
che per la prima volta vidi svolgersi davanti ai miei occhi
 il film della vita naturale, lo spettacolo si fissò nel mio cervello.
Fu una rivelazione, una cosa meravigliosa.
10月10日

Discussione su L'emozione

 

Citazione

L'emozione
Ho spesso cercato l'origine dell'emozione che mi stringe allo spuntare del giorno o al calare della notte quando mi appare un villaggio, incassato nel vuoto di una valle o aggrappato al fianco di una collina. 
Non si ode rumore, tutto dorme: un fumo blu, calmo diritto, esce dai camini e sale verso il cielo.
Perchè questo spettacolo mi commuove al punto che qualche volta sento le lecrime salirmi agli occhi?  

L'emozione

Ho spesso cercato l'origine dell'emozione che mi stringe allo spuntare del giorno o al calare della notte quando mi appare un villaggio, incassato nel vuoto di una valle o aggrappato al fianco di una collina. 
Non si ode rumore, tutto dorme: un fumo blu, calmo diritto, esce dai camini e sale verso il cielo.
Perchè questo spettacolo mi commuove al punto che qualche volta sento le lecrime salirmi agli occhi?  
10月7日

L'istinto e il dono

L'Istinto e il Dono

sono i due soli fattori sui quali sia permesso

a un artista di contare

e gli unici sui quali deve appoggiarsi.

 Non ci sono Le Scuole, ci sono i Pittori. 

10月2日

Disobbedire

 Disobbedire. Rifiutare di essere complice. Disobbedire al progresso e alla civilizzazione. Disobbedire alla moda, allo snobismo, alle teorie che cambiano, contradditorie insensate. Disobbedire alla macchina. Disobbedire alla imbecillità. Prendere la stessa strada che segue la folla, ma in senso contrario alla massa. Fuggire la falsa mistica moderna. Rifiutare di partecipare agli entusiasmi deliranti, alle paure irragionevoli comandate dalla Televisione, dalla Radio e dal Cinema. Rifiutare di ammirare i fantocci e i furbi. Rifiutare di compiangere gli schiavi e le vittime volontarie. Ho detto la Massa: è questa massa anonima, dappertutto la stessa, che costruisce le città e i ponti e fabbrica le macchine e le centrali ellettriche come una volta i villaggi. E' questa stessa massa, quella di sempre, che demolisce, che abbatte, rade al suolo, uccide, incendia con le sue mani quello che ha edificato, quello che ha costruito le masse di tutti i tempi, quelle che costruivano le piramidi e le cattedrali. Le bombe, i siluri che la massa ha fabbricato, la massa li lancia con sadismo al grido Viva la Morte, nelle camere dove dormono dove dormono i figli che ha messo al mondo. La massa freme di piacere quando l'umile capanna, l'Alcazar, le chiese e i palazzi bruciano e crollano: quando i Greco e i Velasquez e il Goya crepitano nelle fiamme. La massa demolisce e costruisce. Ogni volta che diviene un deserto quello che ha rappresentato la civiltà umana. E' la massa responsabile.